Germogli bambù a 30 € al kilo ?

Parrebbe proprio di sì !!!

Questo è quanto riporta , come da documentazione fotografica, un nostro  conoscente attualmente in viaggio per lavoro in Cina.

La foto è stata fatta in un supermercato di Shanghai , su cui erano esposte delle confezioni sotto vuoto, di germogli di bambù . La confezione del peso di 100 gr. era in vendita all’ equivalente di 3,00 €.

Un breve calcolo ci riporta ad un valore al kilo di 30,00 €.

Redditività:

Se partiamo da 1000 piante ettaro, considerando che una pianta fà dai 4 ai 6 germogli all’ anno, al 4° anno siamo a 64.000 germogli x 0,200 kg cadauno, ovvero 12.800 kg x 30 € = 384.000 € . Anche troppo , direi che con una quotazione all’ ingrosso di 2,00 € al kilo otteniamo 25.600 € più che accettabile per ripagare l’investimento fatto fra il 4° ed il 5° anno, per una coltivazione che infittendosi ogni anno di nuovi culmi, vi produrrà per 80-100 anni.

Di sotto i germogli freschi di un bambuseto di una quindicina d’ anni nel ferrarese

Ferrara germogli Leoni

Pomodoro e bambù gigante, due storie diversamente affascinanti

“Il pomodoro ha origini dal Perù, Equador e Messico ove era conosciuto col nome  azteco “xitomate” o “zitomate” e giunse in Spagna e poi in Italia nel ‘500

Attraverso il possedimento spagnolo di Napoli, nel sec. XVI, il pomodoro, con il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro” e attraverso Genova e Nizza arrivò in Provenza, utilizzato prevalentemente per abbellire i balconi. Dalla Spagna, al seguito della dominazione Araba, il pomodoro arrivò anche in Sicilia, dove si trovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro” .

A poche centinaia di kilometri già allora si estendevano enormi foreste di bambù gigante: la sua diffusione si allaga dalla Cina al Sud Est Asiatico, India , Madagascar, Africa Centrale, Stati a Nord dell’ America Meridionale.

Solo in Cina ci sono 7 milioni di ettari di bambuseti, un’ estensione pari ad un quarto dell’ Italia ed un indotto di centinaia di milioni di euro.

Fatta questa premessa , è evidente che non stiamo parlando di piante poco conosciute o sperdute in qualche altopiano dell’ Himalaya.

Eppure noi agronomi che in Italia siamo circa 20.000, non ci siamo mai chiesti se questa pianta erbacea “gigante “ potesse essere utile quale diversificazione di colture con rendimenti marginali. E che dire delle 23 facoltà d’ agraria presenti in Italia ? Possibile che nessun docente si sia mai chiesto se questa coltivazione potesse essere di qualche interesse per sollevare le sorti della sofferente agricoltura italiana ?

E’ risaputo che “ ricerca e sviluppo” di nuovi temi agronomici è in parte influenzato dalle industrie , nella fattispecie quelle sementiere e dei fitofarmaci, e che entrambe fanno capo a 4 mega-holdings che controllano la produzione mondiale, alla faccia dell’ Antitrust.

E qui può venire una riflessione, anche se non l’unica, sull’ oscurantismo che fino a ieri ha accompagnato il bambù gigante: che interesse può suscitare una pianta che si semina ogni cento anni e non richiede l’utilizzo di diserbanti ed antiparassitari ?

C’è voluto non un agronomo od un docente d’agraria ma un albergatore di Cattolica con buon fiuto per gli affari , per portare alla ribalta il bambù gigante ed avviare, in Italia, un piano industriale imperniato su questa affascinante e redditizia coltivazione.

Naturalmente come tutte le coltivazioni, anche il bambù ha le sue problematiche: và fatta un’ attenta analisi dei terreni ove impiantare, seguendo le regole agronomiche tipiche dei bambuseti industriali che purtroppo pochi conoscono.

Ma perché piantare il bambù gigante ?

L’ agricoltore avveduto è quello che guardando al futuro riconosce le nuove tendenze dei consumatori. E’ di questi giorni la campagna nazionale della Scotti sul riso ( di origine indo-pakistana ) basmati: solo un anno fa chi avrebbe osato pubblicizzare un riso che non fosse una varietà Carnaroli o Arborio ? Non vi è dubbio che una società come il Gruppo Scotti, con oltre 220 milioni di euro di fatturato , abbia fatto approfondite indagini di marketing prima di lanciare un nuovo riso orientale.

Anche nella cucina , la globalizzazione porta alla ricerca di nuovi prodotti, motivo per cui fra due-tre anni troveremo sugli scaffali dei supermercati i germogli di bambù freschi, che soppianteranno quelli in salamoia, di cui già ora se ne consumano, importati, circa 4000 tonnellate .

10 Settembre visita ai bambuseti

Il 10 settembre sarò a Casale Monferrato presso i bambuseti di FOREVER BAMBU’per illustrarvi tutte le modalità di investimento.

Sia che abbiate  terreni irrigui o solamente capitali a disposizione, esistono più scelte per poter beneficiare  dei redditi che può dare questa nuova e promettente coltivazione.

Ecco di seguito tre video con le risposte ad alcune delle domande più frequenti:

Risposta 1

Risposta 2

Risposta 3

COP21 Parigi: bambù eco sostenibile

Penso che gli agricoltori dovranno fare la loro parte , impegnandosi a  produrre cibo sano e nutriente, ma diversificando le colture e  puntando alla sostenibilità.

Una carta vincente può essere il BAMBU’ GIGANTE che cattura enormi quantità di CO2 e genera fino al 35% più ossigeno rispetto ad altre specie arboree, producendo al contempo notevoli margini di guadagno.

Un ettaro di bambù gigante trasforma in ossigeno fino a 62 tonnellate di CO2 / anno, mentre 1 ettaro di bosco giovane sottrae all’ atmosfera solo 15 tonnellate di CO2 / anno. (Fonte: J. Janssen, Università Tecnica di Eindhoven, 2000).

I germogli di bambù sono tossici ?

Da studi recenti ( Stephane Schroder, dicembre 2012 ) sono circa 110 le specie di bambù i cui germogli sono commestibili . Troviamo fra questi il Phyllostachys edulis dal sapore dolce al bitter della Fargesia.

Fra le altre specie elencate da Schroder, alcune contengono piccole quantità di glicosidi cianogenici , sostanze nocive presenti in molti vegetali , come nei noccioli delle albicocche.

Qualora non si sia certi della specie a cui appartengono i germogli, è buona norma cuocerli per alcuni minuti in acqua bollente: il calore anche per breve durata, è sufficiente a distruggere queste sostanze termolabili.

RAI TG Lombardia: bambuseti a Mantova

Interessante  trasmissione di RAI 3 su uno dei numerosi bambuseti industriali presenti nella provincia di Mantova. Un gruppo di agricoltori, dopo il terremoto del 2012, ha voluto intraprendere questa nuova coltivazione ad alto rendimento

Progetto europeo Carbomark

 

In un recente convegno tenutosi a Udine, Silvia Stefanelli responsabile dei progetti di energia rinnovabile della Direzione Centrale Ambiente Energia e Politiche per la Montagna della regione Friuli V. G. e consulente riguardo le politiche del clima per la riduzione del gas serra per la Commissione Europea, ha illustrato le opportunità nel mercato volontario dei crediti di carbonio agro-forestale ed i meccanismi molto rigorosi messi a punto con il progetto europeo CARBOMARK.

In ultima analisi , la Dott.ssa Stefanelli non ha escluso che in futuro anche il BAMBU’ GIGANTE possa essere inserito nel mercato locale dei crediti di carbonio, in virtù della sua velocità di crescita, alto tasso di trasformazione dell’anidride carbonica e possibilità di fabbricare prodotti durevoli.

Due esempi di contratti Carbomark

Crediti di carbonio da gestione forestale sostenibile certificata

 Marzo 2012

Comune di Caltrano – Zuccato F.lli srl

  • Quantitativo di crediti offerti: 100 tonnellate di CO2
  • Prezzo base di offerta: euro 30 a tonnellata/CO2
  • Quantitativo di crediti acquistati: 50 tonnellate di CO2
  • Prezzo di acquisto: euro 30 a tonnellata/CO2

Bando di gara e modulo per l’offerta

Documento aggiudicazione Comune di Caltrano

 Marzo 2012

Comune di Lusiana – Etra spa

  • Quantitativo di crediti offerti: 100 tonnellate di CO2
  • Prezzo base di offerta: euro 30 a tonnellata/CO2
  • Quantitativo di crediti acquistati: 100 tonnellate di CO2
  • Prezzo di acquisto: euro 40 a tonnellata/CO2