Stevia…la nuova “miniera verde”

Molti mi conoscono come esperto del “bambù gigante” ma nei due anni recentemente passati in Ghana, ho avuto modo di vedere e conoscere le peculiarità di un’ altra pianta, dalle enormi potenzialità la :
STEVIA
In “pillole” vi esporrò di seguito gli aspetti agronomici e reddituali di questa nuova e proficua coltura una vera “miniera verde”.

 

La stevia entra in produzione in pochi mesi ed il mercato di sbocco è già pronto : colossi come Coca Cola, Zuegg, Vigorsol ed EstaThe (Ferrero) hanno inserito la stevia o meglio lo stevioside come edulcorante, ma conosciamola nel dettaglio:

  • nome botanico stevia rebaudiana
  • è una pianta erbacea, perenne
  • conosciuta da migliaia d’anni in America Latina dagli indiani Guarani, in epoca pre-colombiana, come “erba dolce”
  • potere edulcorante 200-300 volte lo zucchero
  • zero calorie
  • durata della coltura quattro anni, due-tre raccolti all’anno
  • richiede terreni freschi e ben drenati, inverni miti,
  • irrigazione a goccia
  • in Giappone copre il 50% del mercato degli edulcoranti
  • in Europa , autorizzata dal dicembre 2011, copre solo l’ 1,5 %
  • mercato mondiale della stevia nel 2020 sugli 11-17 miliardi di $
  • l’obesità come il diabete sono un grosso problema ed i Governi stanno studiando soluzioni, come gli edulcoranti naturali a zero poche calorie, per combattere i costi sociali

foglie stevia

Le piantagioni in Italia sono ancora poche, a differenza di Spagna e Grecia che si sono già lanciate in colture estensive. Le regioni più indicate sono quelle al Sud o zone con inverni miti non costiere.

 Centri di produzione di stevia in Grecia

stevia grecia
L’ investimento è importante: in primis sulle piante madri ibride.
Facendo una proiezione su 25 ettari , il rendimento annuo è di 313.250€ ovvero una resa all’ ettaro 12.530 €.
Visto l’interesse delle grandi azienda, è possibile fare un contratto di ritiro ad un prezzo già prefissato per le foglie essicate di stevia.

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Per ulteriori dettagli guardate questo video  di Linea Verde

di un impianto pilota nel Sannio
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fb12c4db-e74b-4076-adf0-61b44db65ede.html

Se volete invece vedere come si muovono i colossi mondiali

delle bibite gassate ed affini

Stevia piantagioni e ricerca in Kenia

A disposizione per chiarimenti e fiducioso di conoscere qualche agricoltore “illuminato” ,
porgo un cordialissimo saluto

11° Congresso mondiale sul bambù agosto 2018 in Messico

Per darvi un idea dell’importanza di questo congresso e degli interessi commeciali che gravitano intorno a questa coltura erbacea, vi riporto di seguito il documento finale siglato dai 320 partecipanti in rappresentanza di 40 paesi, in Sud Korea il 21 settembre del 2015, al 10° Congresso Mondiale sul bambù ( il congresso ha cadenza triennale)

“Il Bamboo per il pianeta”

Noi, partecipanti al 10° Congresso Mondiale sul Bambù, invitiamo tutti i capi di governo di tutti i paesi del nostro pianeta a riconoscere il contributo essenziale del bambù nella lotta contro il cambiamento climatico.

Noi testimoniamo che il bambù è uno dei migliori sequestratori di CO2 , che è in grado di ripristinare e proteggere le terre dall’erosione e dal degrado, che il bambù è in grado di produrre materiale in fibra legnosa di alta qualità da una risorsa rapidamente rinnovabili, e che il bambù può essere definito eco-sostenibile riuscendo a fornire le entrate economiche anche alle popolazioni in stato di bisogno.

Esortiamo i governi a liberare il bambù, un erba gigante, dalle limitazioni di codici forestali nazionali obsoleti per stimolare sviluppi sociali ed economici.

Esortiamo i governi a lanciare politiche innovative per stimolare il multi-uso del bambù nei settori: bio-energia, edilizia, medicina, trasporti, agro-forestale, nutrizione, e altre applicazioni innovative.

Esortiamo i governi a sostenere la ricerca, lo scambio di conoscenze migliorando la comunicazione sullo sviluppo del bambù per il bene di tutta l’umanità.

Collaboreremo per ottenere una designazione ufficiale da parte delle Nazioni Unite affinchè dichiarino il  18 settembre La Giornata Mondiale del Bambù.

(credo in questa coltivazione, auspico che il Governo Italiano prenda seriamente in considerazione il bambù e farò il possibile per essere in Messico e riportarvi gli atti dell’ 11° Congresso  )

Conferenza 29 marzo a Parma “guadagnare con il bambù gigante “

amici e colleghi di Linkedin Vi informo che il 29 c.m. terrò , in collaborazione con Confagricoltura, una conferenza a Parma sul tema “Guadagnare con il Bambù Gigante”. 

Si terrà alle 10,30 presso il Modulo Eco all’ interno del parco della Piazza della Pace. Dato il numero limitato dei posti si prega di confermare la partecipazione inviando nome,cognome e recapito telefonico alla mailfolgore1949@gmail.com.
Verranno trattati gli aspetti agronomici e reddituali di questa nuova e proficua coltura.
Il piano agri-industriale riguardante la coltivazione e sfruttamento del Bambù Gigante sta procedendo a pieno regime con oltre 1.500 ettari già piantumati. La coltivazione è diffusa un pò in tutt’ Italia come segnala anche il Dott. Luca Lazzaro presidente Confagricoltura della provincia di Taranto in un ‘intervista a TV2000.
La Puglia così come lo è stato per il fotovoltaico, è la regione in prima linea , nel seguire nuove temi in campo agricolo come tecnologico.
Da TV2000it il Presidente di Confagricoltura di Taranto parla delle coltivazioni sul territorio e delle nuove piantagioni di Bambù Gigante (50 ettari )
Mentre le piantagioni fino al 2015 riguardavano estensioni di 1-2 ettari dal 2016 hanno iniziato ad occupare superfici importanti quali quelle di Forever Bambù di 22 ettari in Piemonte, 32 ettari di un gruppo di agricoltori veneti e di oltre 50 ettari nel Tarantino da parte del Consorzio Magna Grecia: segno che la naturale diffidenza per questa nuova coltura dai mille impieghi è un buona parte superata.
Da TV2000 Fabio Balzotti presidente Consorzio Magna Grecia (TA) presenta nuova piantagione di Bambù Gigante . Attualmente 50 ettari in ampliamento ad 80 ettari entro 2017.
Con l’auspicio di trovarVi numerosi a Parma
il 29 marzo, un cordialissimo saluto

Pomodoro e bambù gigante, due storie diversamente affascinanti

“Il pomodoro ha origini dal Perù, Equador e Messico ove era conosciuto col nome  azteco “xitomate” o “zitomate” e giunse in Spagna e poi in Italia nel ‘500

Attraverso il possedimento spagnolo di Napoli, nel sec. XVI, il pomodoro, con il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro” e attraverso Genova e Nizza arrivò in Provenza, utilizzato prevalentemente per abbellire i balconi. Dalla Spagna, al seguito della dominazione Araba, il pomodoro arrivò anche in Sicilia, dove si trovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro” .

A poche centinaia di kilometri già allora si estendevano enormi foreste di bambù gigante: la sua diffusione si allaga dalla Cina al Sud Est Asiatico, India , Madagascar, Africa Centrale, Stati a Nord dell’ America Meridionale.

Solo in Cina ci sono 7 milioni di ettari di bambuseti, un’ estensione pari ad un quarto dell’ Italia ed un indotto di centinaia di milioni di euro.

Fatta questa premessa , è evidente che non stiamo parlando di piante poco conosciute o sperdute in qualche altopiano dell’ Himalaya.

Eppure noi agronomi che in Italia siamo circa 20.000, non ci siamo mai chiesti se questa pianta erbacea “gigante “ potesse essere utile quale diversificazione di colture con rendimenti marginali. E che dire delle 23 facoltà d’ agraria presenti in Italia ? Possibile che nessun docente si sia mai chiesto se questa coltivazione potesse essere di qualche interesse per sollevare le sorti della sofferente agricoltura italiana ?

E’ risaputo che “ ricerca e sviluppo” di nuovi temi agronomici è in parte influenzato dalle industrie , nella fattispecie quelle sementiere e dei fitofarmaci, e che entrambe fanno capo a 4 mega-holdings che controllano la produzione mondiale, alla faccia dell’ Antitrust.

E qui può venire una riflessione, anche se non l’unica, sull’ oscurantismo che fino a ieri ha accompagnato il bambù gigante: che interesse può suscitare una pianta che si semina ogni cento anni e non richiede l’utilizzo di diserbanti ed antiparassitari ?

C’è voluto non un agronomo od un docente d’agraria ma un albergatore di Cattolica con buon fiuto per gli affari , per portare alla ribalta il bambù gigante ed avviare, in Italia, un piano industriale imperniato su questa affascinante e redditizia coltivazione.

Naturalmente come tutte le coltivazioni, anche il bambù ha le sue problematiche: và fatta un’ attenta analisi dei terreni ove impiantare, seguendo le regole agronomiche tipiche dei bambuseti industriali che purtroppo pochi conoscono.

Ma perché piantare il bambù gigante ?

L’ agricoltore avveduto è quello che guardando al futuro riconosce le nuove tendenze dei consumatori. E’ di questi giorni la campagna nazionale della Scotti sul riso ( di origine indo-pakistana ) basmati: solo un anno fa chi avrebbe osato pubblicizzare un riso che non fosse una varietà Carnaroli o Arborio ? Non vi è dubbio che una società come il Gruppo Scotti, con oltre 220 milioni di euro di fatturato , abbia fatto approfondite indagini di marketing prima di lanciare un nuovo riso orientale.

Anche nella cucina , la globalizzazione porta alla ricerca di nuovi prodotti, motivo per cui fra due-tre anni troveremo sugli scaffali dei supermercati i germogli di bambù freschi, che soppianteranno quelli in salamoia, di cui già ora se ne consumano, importati, circa 4000 tonnellate .

Mercato dei germogli di bambù freschi

Molti mi chiedono se vale la pena di inizare a coltivare il bambù gigante se non ci sono certezze sulle filiere a valle.
I dati per costruire un realistico piano strategico ci sono e vi espongo quello di una delle filiere più promettenti.
Germogli freschi: in Italia ci sono 110.000 ristoranti di cui circa 10.000 cinesi
Considerando un consumo medio di 1kg al giorno per 10.000 ristoranti, abbiamo 3650 tonnellate di germogli in salamoia, attualmente importati dalla Cina, oltre a quelli venduti nei negozi etnici di alimentari  per un giro d’ affari a 3 € al kg di 11 milioni € e oltre.

  • Considerando la presa di coscienza dei consumatori sempre più diffidenti sulla provenienza degli alimenti , cosa possiamo dire di questi alimenti cinesi molto scarni di informazioni ( vedi origine “Cina” nella foto in basso ) ?
  • meglio un germoglio di bambù fresco italiano, di cui in etichetta troveremo Azienda e territorio d’origine ?
  • meglio un germoglio fresco od uno in salamoia, immaginate per somiglianza un carciofo fresco ed uno in scatola ?

Sempre da rilevamenti facilmente riscontrabili su Google, ricordiamoci che oltre 5 milioni di italiani mangiano vegetariano e sono in perenne ricerca di nuovi alimenti per arricchire la dieta quali potrebbero essere i germogli di bambù ricchi di vitamine e di potassio !!!
Per inciso fra il 4°-5° anno un bambuseto produce circa 9.000 kg/ettaro di germogli a 3 € al kilo fanno 27.000 € non male come reddito agrario !!!

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